" Terry Grisedu è sfaccendata sedicenne di periferia col mito di Vasco Rossi: “Sono la cazzo di terry grisedu, prima ragioneria per la terza volta. Scrivo perché non ho una minchia da fare. Leggere mi fa schifo. (…) Sono una drogata. La mia camera è un cesso.” Un giorno scappa di casa, luogo sporco e nauseabondo, “il covo degli scrausi”, dove la poveretta subisce - ma non sembra accusare più di tanto - il peggio che la vita possa riservare a un’adolescente.
Scappa e trova una vita di strada intensa e violenta: “In pochi mesi sono diventata ladra, barbona, puttana, puttaniera, mogliettina, lesbica, detenuta… No. Non mi sento male. Anzi, sto decisamente meglio di quando sono partita”, dirà l’indiavolata ragazzina nel suo inno conclusivo alla libertà, intesa come vita sregolata in nome del rischio ad ogni costo. Perché? “Non vivere per caga di morire: questa è morte. Liberarsi, volare. Rischiare. Spezzarsi le ali. Cadere, maciullarsi, farsi male. Tirarsi su e cadere di nuovo… rifarei tutto. Una, cento, mille volte. Perché prima di andarmene non sapevo nulla del mondo. Ma questo l’ho scoperto solo dopo”.
Un mondo all’eccesso. Un gioco al massacro fatto di personaggi estremi e miserabili, perversi, animaleschi e divini, nel quale “libertà” è un’eroinomane perduta e sieropositiva, e “l’amore” più puro e disinteressato, quello materno, non potrà che trovare un tragico epilogo.
Un viaggio rocambolesco in cui satira, violenza, sesso, alcool, droga, pornografia e nichilismo si mischiano in una spirale sempre più vorticosa. Impossibile non pensare a Bukowski e a Kerouac, ai videogames o ai fumetti (pulp, anche vietati ai minori), a J.T. Leroy, e al più recente Tarantino. Il romanzo infatti, tra il pulp cinematografico e l’estetica del fumetto, ha la struttura di un film: ai 63 brevi capitoli che lo compongono corrispondono altrettante “scene”, ciascuna riferita con storpiature e adattamenti a canzoni, film, romanzi, pubblicità e cartoon (“Mezzanotte di fuoco”, “Pritti uoman”, “Dottor Gekil e Mister AIDS”, “Passera solitaria”…) che compongono l’immaginario di riferimento di questa furibonda ragazzina di gomma.
I diritti cinematografici sono stati acquistati da Donatella Palermo, produttrice di “Viol@” e “Tano da morire”. Il film sarà diretto dalla stessa Ferrando.
Belle anime porche è diffuso in modalità creative commons. "
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